UN ANNO TUTTO PER LA PACE

Giunti al termine di quest’anno, funestato da una guerra che ha gettato indietro il calendario della storia, la prospettiva del tempo che scorre si impone al nostro sguardo e ci ricorda la nostra provvisorietà e la prospettiva di costruire un futuro felice soltanto con la pace. 
Di fronte allo scorrere dei giorni difficili e alla tentazione dello scoraggiamento, abbiamo bisogno di un fulcro che resti saldo nell’orizzonte del tempo: Gesù, l’Uomo-Dio.
Egli si è immedesimato con la realtà umana, fino a farsi partecipe della situazione di fragilità e di debolezza che caratterizza la vita di ogni uomo. Infatti tutta l’umanità vive un limite costante alla piena realizzazione della grandiosa destinazione divina: il suo egoismo. Vivendo la condizione umana, Cristo ha inserito in essa un principio innovatore che si manifesta nella sua vittoria sulla morte per pura scelta d’amore. In tal
modo egli ci riscatta dal tempo dominato dalla cultura della morte e ci rende liberi di amare per trasformare questo mondo. È alla luce dell’incarnazione festeggiata nel Natale che possiamo comprendere il tempo che ci è stato dato, per scorgervi le tracce di luce e di bellezza con cui possiamo risanarlo. Nonostante le contraddittorie vicende dell’anno che abbiamo trascorso, possiamo così esprimere gratitudine per i doni sperimentati ed incamminarci in un percorso di riscatto dalle incoerenze e dalle degenerazioni fino a sconfiggere la guerra e le altre forme di violenza. Ci sostenga nel cammino di rinnovamento nella pace, la Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra.

Per un anno di pace,
don Giancarlo

Il Natale della fraternità

“Davanti al Mistero dell’Incarnazione, accanto al Bambino adagiato in una mangiatoia (cfr Lc 2,16), come pure davanti al Mistero Pasquale, al cospetto dell’uomo crocifisso, troviamo il posto giusto solo se siamo disarmati, umili, essenziali”, ha detto Papa Francesco. Questo Natale 2022 è il Natale segnato da guerre e vari conflitti, dalla crisi economica sociale e, persino, ecclesiale. Tutto ciò continua a minare le speranze del mondo intero. Ma diventa anche il Natale della perseveranza e della consapevolezza. Queste crisi sono un banco di prova non indifferente e, allo stesso tempo, una grande occasione per convertirci e recuperare autenticità con il gusto della essenzialità mediante scelte concrete di sobrietà. Vogliamo reciprocamente augurarci che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere, con la nostra testimonianza, un’aspirazione costante alla fraternità, all’amicizia e a relazioni vere e profonde. Sogniamo insieme un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno pronunci con la propria voce in questo cammino di Avvento: tutti fratelli!
E a Natale: Gloria a Dio e pace in terra…

Don Giancarlo

Preghiera a Maria

In questo mese dedicato alla preghiera e al ricordo dei nostri morti lascio lo spazio ad una preghiera del venerabile Tonino Bello, vescovo. 

Santa Maria, donna dell’ultima ora, disponici al grande viaggio. Aiutaci ad allentare gli ormeggi senza paura. Sbriga tu stessa le pratiche del nostro passaporto. Se ci sarà il tuo visto, non avremo più nulla da temere sulla frontiera. Aiutaci a saldare, con i segni del pentimento e con la richiesta di perdono, le ultime pendenze nei confronti della giustizia di Dio. Procuraci tu stessa i benefici dell’ amnistia, di cui egli largheggia con regale misericordia. Mettici in regola le carte, insomma, perché, giunti alla porta del paradiso, essa si spalanchi al nostro bussare. Ed entreremo finalmente nel Regno, accompagnati dall’eco dello Stabat Mater che, con accenti di mestizia e di speranza, ma anche con l’intento di accaparrarci anzitempo la tua protezione, abbiamo cantato tante volte nelle nostre chiese al termine della Via Crucis: «Quando corpus morietur, fac ut animae donetur paradisi gloria. Amen». 

La nostra comunità nei cantieri di Betania.

“Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”. Queste parole di papa Francesco, così impegnative e consapevoli, hanno dato forma e consistenza nelle nostre Chiese in Italia al Cammino sinodale avviato tempo fa. Certo, non è facile mettersi in cammino, soprattutto in questa stagione segnata da tanta paura, incertezza, smarrimento. Non è facile farlo insieme, perché siamo tutti condizionati dall’individualismo e dal pensare gli altri in funzione nostra e non viceversa. Non si cammina insieme quando si è concentrati solo su noi stessi e sui nostri bisogni immediati, accompagnati da tante pretese! Le difficoltà vissute finora, a iniziare dalla pandemia che tanto ci ha isolati, la novità di nuove sfide anche nella fede messa a dura prova, hanno rallentato il cammino delle nostre comunità. “I Cantieri di Betania”, la proposta della Conferenza episcopale italiana con al centro l’immagine del Vangelo di Luca, di Marta e Maria con Gesù, è frutto proprio della sinodalità. In parrocchia abbiamo fatto già un paio di esperienze in questo senso. Una invernale: con le famiglie del catechismo della iniziazione cristiana, a piccoli gruppi, ed una estiva: con i partecipanti alla vacanza estiva sulle Dolomiti con 90 persone dai 18 mesi ai 90 anni. Una cosa abbiamo capito: è tanto necessario ascoltare per capire, perché tanti non si sentono ascoltati da noi. Ascoltare per farci toccare il cuore; per comprendere le urgenze; per sentire le sofferenze; per farci ferire dalle attese. Ascoltare per annunciare il Signore Gesù, in quella conversione missionaria che ci è chiesta. Lo sappiamo: a volte sarà faticoso, altre coinvolgente, altre ancora gravate dalla diffidenza che “tanto poi non cambia niente”, ma siamo certi che lo Spirito trasformerà la nostra povera vita e le nostre comunità e le renderà capaci di uscire, come a Pentecoste, e di parlare pieni del suo amore. San Giovanni XXIII , esattamente 60 anni fa, diceva che molti, pure accesi di zelo per la religione, continuano a valutare “i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio” perché “non sono capaci di vedere altro che rovine e guai”. Non senza “offesa”, commentava il Papa “buono”, essi sono (siamo) i “profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo”. Ecco, sono certo che camminare insieme ci aiuterà a “vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa”.

Con fraternità. Don Giancarlo